Cav. Dott. Jacob Rose fondatore Italtec Consulting
L'a.d. di Pai Cristal Paolo Montagner: "Ecco perchè ho scelto di investire in India"
L'India è universalmente riconosciuta come la nazione con il maggior potenziale di crescita economica al mondo. La Cina potrebbe insediare questo primato, forte di una popolazione più numerosa (200 milioni di abitanti in più), ma New Delhi offre una situazione politico-economica migliore che attira gli imprenditori occidentali. Con 1 miliardo e 100 milioni di abitanti, l'India è la più grande democrazia del mondo. Il sistema giudiziario è indipendente dal potere politico, la stampa è libera, esistono leggi che proteggono i brevetti e il diritto d'autore, la popolazione ha voglia di comprare beni prodotti all'estero e il governo fa di tutto per facilitare l'ingresso di aziende straniere. Per capire meglio quanto sia conveniente investire in India, Affaritaliani.it ha intervistato in esclusiva Jacob Rose, fondatore dell'Italtec Consulting, un'azienda che fornisce servizi di consulenza agli imprenditori italiani.
Per quale motivo, un italiano dovrebbe investire in India?
"Perchè l'India sta crescendo velocemente in tutti i settori. Uno dei più forti è quello della telefonia mobile: tutti vogliono un cellulare, molti pretendono che sia il modello più sofisticato e costoso. La classe media indiana è composta da 250 milioni di persone, che desiderano le stesse comodità che hanno gli occidentali. Un fattore che riflette bene la situazione economica indiana è la parità del potere di acquisto (Purchasing Power Parity): in base a questo criterio, l'economia indiana è la quinta del mondo. Nell'anno finanziario aprile 2008-marzo 2009, la crescita del Pil è stata del 7%. Inoltre, in India la lingua commerciale è l'inglese. Esistono 18 lingue locali riconosciute dal governo, ma i contratti scritti in inglese sono validi. La cultura anglosassone ha anche influenzato il modo di lavorare, quando si discute di affari si va direttamente al punto (nessuno ha tempo da perdere)".
Quali prodotti del Made in Italy sono appetibili per il mercato indiano?
"I mobili, la moda, la componentistica meccanica, le auto, i telefonini e l'alta tecnologia nel settore agro-alimentare. Gli indiani hanno un'opinione favorevole dell'Italia e guardano con interesse a tutto ciò che viene prodotto nel vostro paese. C'è spazio per tutti gli imprenditori italiani, anche per le piccole e medie imprese. E' proprio pensando ai piccoli imprenditori che ho fondato l'Italtec".
Quali servizi offre la vostra società di consulenza?
"Forniamo all'imprenditore tutti i dati di cui ha bisogno, relativi alla situazione socio-economica e politica dell'India. Gli consigliamo dove costruire il suo stabilimento, affittare gli uffici, comprare una casa. Gli facciamo presente che in India il costo del lavoro è molto basso: da 100 euro al mese (un autista) ai 2mila euro (un ingegnere). Se l'imprenditore decide di investire, lo seguiamo in tutto: l'acquisto del terreno, la costruzione della fabbrica, l'acquisto della casa, l'assunzione del personale, l'ottenimento di tutti i permessi dalle autorità locali. In India la burocrazia è enorme, per questo è necessario avere un consulente come Italtec. Un servizio molto apprezzato dai nostri clienti, è la possibilità di usare i nostri uffici mentre si è in fase di start-up".
Aiutate gli imprenditori italiani a cercare soci in India?
"Certamente, seguiamo i nostri clienti anche in questo. Se il cliente ha già una persona con cui vobberre formare una società, cerchiamo informazioni sulla storia, la situazione attuale, la solvibilità dell'imprenditore indiano".
Quanto costa il vostro lavoro?
"Dipende dal progetto del nostro cliente. Non abbiamo una tariffa oraria, come molte altre società di consulenza, ma stabiliamo un compenso in base al lavoro da svolgere ed a quanti soldi vuole investire il nostro cliente. Come dicevo prima, io voglio venire incontro alle piccole e medie imprese italiane. Per fare questo, devo adeguarmi alle loro esigenze".
Jacob Rose: "E' l'India il nuovo mercato per il Made in Italy"
Sabato 23.05.2009 17:30
di Luca De Franco
"Quando la crisi sarà passata le aziende italiane dovranno affrontare nuove realtà e grandi economie. E l’India, oltre ad essere una di queste, è anche una grande democrazia: per cui lavorarci è più semplice che in altri Paesi". Jacob Rose ha fondato cinque anni fa Italtec, società di consulenza globale per le aziende che intendono investire nel subcontinente asiatico, e benedice con queste parole l'asse commerciale tra i due Paesi: in termini di fatturato, gli scambi hanno sfiorato nell’ultimo anno il tetto dei 9 miliardi di dollari. Sebbene la crisi economica internazionale stia mordendo anche le rive del Gange, assieme ad altri problemi endemici del territorio come la scarsa alfabetizzazione, la povertà diffusa e la disoccupazione, gli indici macroeconomici presentano un PIL in crescita del 7% nel 2008. L’occasione per spiegare ai potenziali investor perché puntare sulla patria di Gandhi conviene c’è stata il 21 maggio a Milano durante il meeting “L’Italia incontra l’India”, organizzato da Italtec in collaborazione con Diana Comunicazione. “C’è la concreta possibilità di allargare la propria base produttiva in India, esportarvi i prodotti fatti in Italia ed iniziare una collaborazione con le aziende del posto”, evidenzia Rose, insignito nel 2006 dal governo italiano del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana. Tra i principali motivi che possono spingere euro italiani verso New Delhi, “la possibilità di assumere personale qualificato a costo di manodopera molto basso ed il costo delle risorse naturali, ancora molto ragionevole”. Per la cronaca, Rose è stato marketing ed area manager per la Piaggio nelle aree di India, Africa e Medioriente, ed ha collaborato con enti privati, pubblici ed istituzionali, per la promozione delle relazioni italo-indiane a tutti i livelli. E se è vero che l’India fa parte con Brasile, Cina e Russia del cosiddetto BRIC – vale a dire il circolo dei Paesi ritenuti protagonisti dell’economia mondiale nei prossimi decenni – questa si è già candidata come primo polo d’attrazione per investimenti e progetti “made in Italy”.
A che punto sono i rapporti e le reciproche conoscenze, anche culturali, tra i due Paesi?
L’amicizia tra le due culture risale ai secoli avanti Cristo. Le navi cariche di spezie partivano dall’India verso l’Italia, quelle cariche d’oro partivano da Roma in un percorso inverso. Questa vicinanza è anche enfatizzata dalla similarità delle nostre abitudini: amore per la famiglia, la patria, la propria cucina. Il mio primo contatto con l’Italia l’ho avuto a diciotto anni. Nel frattempo il mio interesse è diventato un amore ed una passione che dirige sia la mia vita che la mia carriera. Il mio scopo personale e professionale è creare nuovi ponti, industriali e commerciali, ma anche culturali tra i due popoli: essendo due democrazie, possiamo combinare le nostre forze.
Quante aziende si sono già rivolte a Italtec?
Nei primi cinque anni di attività abbiamo oltre cento aziende, la maggior parte delle quali di dimensione piccola o media.
Quali sono i settori produttivi più rappresentati da imprese italiane in India?
Tutti quelli in cui gli italiani sono all’avanguardia. Alta moda, profumeria, cosmesi, nonché aziende tessili o agroalimentari che hanno stretto partnership con imprese indiane offrendo loro le tecnologie più aggiornate ed avanzate.
Molte di queste aziende sono milanesi, vero?
Certo. Alcune hanno contattato Italtec per avere le prime informazioni, altre hanno chiesto dei preventivi, ma c’è chi ha già programmato un viaggio in India per partecipare a fiere di settore. Si può dire che le aziende italiane, in questo momento, siano molto attratte dal mercato indiano. Uno dei motivi che li incoraggia di più sta nella costituzione basata sulle leggi anglosassoni: gli imprenditori italiani sanno bene quanto queste siano protettive nei confronti di brevetti e know-how.
Cosa frena ancora gli italiani nel compiere il “grande salto”?
Il clima crea delle perplessità: tra maggio e giugno si raggiungono i 45 gradi, poi c’è la stagione dei monsoni e delle piogge. Inoltre, mancano le infrastrutture: porti, aeroporti, strade e autostrade sono in via di sviluppo. Ma in generale l’India è ancora considerato da molti un paese misterioso.
E' anche un problema di testa?
Gli italiani sono patriottici e tante volte non si sentono preparati ad affrontare le nuove realtà che l’economia mondiale presenta oggi. Se vengono in India preferiscono mangiare all’italiana, ma da noi è difficile farlo come si potrebbe in Italia. A volte, poi, manca la preparazione nella lingua inglese oppure si avverte l’assenza di manager preparati ad affrontare nuovi mondi. Insomma, le imprese italiane devono avere più coraggio, anche se negli ultimi anni hanno compiuto notevoli progressi.
India, la nuova America
autore: Stefano Troilo
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